Ovattata. Ieri sera mi trovavo di fronte a una miriade di colori, sensazioni, parole, silenzi e rumori, e tutto ciò che sono riuscita ad esprimere è stato questo "Mi sento ovattata". Mentre vibravo queste poche parole con tono pacato, ero sicura di non riuscire a trasmettere la condizione che percepivo, sebbene mi accorsi di accennare un sorriso, probabilmente con gli occhi, e con le labbra. Una mano sul petto, nascosta dal morbido poncho bianco, e la testa appoggiata al muro. Quel sorriso forse ha potuto smentire ogni fraintendimento che puntualmente caratterizza le mie dichiarazioni.
E come avrei potuto esprimere se non con quelle parole, tutta la morbidezza - dolcemente offuscata - che provavo per me stessa di fronte alla mia momentanea percezione del mondo? Avrei potuto forse utilizzare un'altra espressione che da anni mi sta a cuore, immacolata. Ma non sarebbe stata la stessa cosa, d'altronde quell'espressione riguarda una reazione sì morbida ma vincolata ad un'idea violenta. Ed io ieri sera non avvertivo alcuno strascico violento, solamente un annebbiato amore per me stessa e tutto ciò che mi circondava, senza euforia, senza tristezza, senza l'impeto precipitoso di invadere alcuno spazio.
Sto crescendo ancora. Ho scelto di non legarmi ad alcun livello di coscienza, ed ora ho probabilmente solo trovato il modo migliore - attuale - per farlo. Libera, proprio come ho sempre amato immaginare, come ho sempre voluto essere. E potrei invece descrivere molto bene ed in modo minuzioso questa sensazione di Libertà, ma sarebbe come rovinare ad alcuni di voi il finale di un film.
Da quando la morte mi ha riso in faccia sono cambiate alcune cose. Era inevitabile, la morte è così presuntuosa da lasciare sempre un gran segno nello spirito. Io mi sono così accorta di cosa significa vivere, agire e avere il dono di creare e quindi di dar vita a ciò che scelgo debba esistere da un momento preciso in poi. Questo non ha implicato - ovviamente - un cambiamento preciso e netto, a livello temporale. E' un graduale processo di eliminazione e creazione, come quando ci si trova in un labirinto e si inizia a scegliere e quindi anche a scartare le alternative. E sapete una cosa? E' da qui che ho iniziato a sentirmi ovattata. Ho sempre avuto un inconscio terrore dei labirinti, dell'idea di infinite possibilità "giuste" e altrettante "sbagliate", di possibili conseguenze ipotizzabili e altrettante completamente sconosciute. La paura dell'ignoto, si potrebbe dire.
Ora sfioro il mio petto e accenno un sorriso, e inizio a scegliere con un metodo nuovo, e detto tra noi non mi frega un cazzo di come andrà. Perchè nella scelta ero libera, e nel finale lo sarò nello stesso modo, qualsiasi cosa accada. Qui, altrove, oggi, domani. E' la stessa cosa e il mio interesse scivola verso il centro del mio universo. Lussuriosa, se così si può dire, di dimostrarmi che valgo ogni mio sogno, demartirizzata dalle antiche abitudini, e la mia croce che da fardello si trasforma in potere.
Io sono sola. E libera.